28Ott

Congedo per malattie oncologiche: come recuperare fino a 24 mesi di contributi

La sospensione delle attività lavorative a causa di una malattia cronica o invalidante usufruendo del congedo senza retribuzione introdotto dalla legge 106 del 2025 prevede non solo l’assenza di retribuzione, ma anche mesi privi di contributi all’interno dell’estratto conto previdenziale, un vuoto che potrebbe incidere al momento della pensione, ritardando la data di uscita dal lavoro.

Per riuscire a coprire quel periodo senza contributi, l’INPS ha pubblicato una nuova circolare del 22 ottobre 2026, la numero 108, fornendo delle istruzioni per riscattare i contributi a pagamento se il motivo del congedo è dovuto a una malattia oncologica.

Congedo per malattie oncologiche e invalidanti: cosa prevede la legge 106/2025

La legge n. 106/2025 riconosce ai lavoratori dipendenti impiegati sia nel pubblico sia nel privato, affetti da una malattia oncologica, invalidante o cronica (anche rara), con un grado di invalidità pari o superiore al 74%, il diritto a un congedo che arriva fino a 24 mesi e si può fruire in modo frazionato o continuativo, dopo aver esaurito i periodi retribuiti per malattia, o per assenza giustificata a cui ha diritto il lavoratore.

La legge garantisce inoltre che il posto di lavoro sia garantito, ma dato che il dipendente non riceve alcun compenso durante il periodo, e non può svolgere altra attività lavorativa, è stabilito che i mesi usufruiti non siano conteggiati come anzianità di servizio (per gli scatti professionali) o ai fini previdenziali, a meno che non vi siano condizioni favorevoli fissate dalla contrattazione collettiva o dalla disciplina del singolo rapporto.

Onde evitare che l’effetto della normativa possa costituire un ritardo nella data di uscita del lavoratore, al momento della pensione, l’INPS, con parere di conformità rilasciato dal Ministero del Lavoro, ha interpretato in senso esteso il riferimento al riscatto che permette a chi ha fruito del permesso di scegliere tra prosecuzione volontaria o riscatto contributivo.

La disciplina non si applica ai lavoratori autonomi, che per legge hanno solo la facoltà di sospendere il rapporto con il committente fino a 300 giorni per anno solare, e deve essere tenuta distinta anche dal congedo familiare per assistenza di un familiare con disabilità, che segue delle regole e coperture proprie.

Riscatto congedo malattie oncologiche: requisiti e periodi ammessi

La circolare stabilisce che il riscatto dei periodi di congedo è possibile solo a fronte di specifici requisiti. Nello specifico, la circolare prevede che:

  • Si possono riscattare solo i periodi di congedo che sono stati fruiti a partire dall’entrata in vigore della legge 106: le assenze precedenti non possono essere conteggiate, anche se i permessi erano legati alla stessa patologia.
  • Il massimo periodo riscattabile è di 24 mesi nell’arco di tutta la carriera lavorativa; i periodi possono essere sommati tra loro, sia quelli continuativi sia quelli frazionati.
  • Possono accedervi solo i lavoratori impiegati presso un’azienda pubblica o privata, per i mesi che siano realmente privi di ogni copertura assicurativa che sia contributiva o figurativa.

La circolare specifica che questi due anni sono calcolati a prescindere dagli altri strumenti di riscatto e congedo. Nello specifico, i periodi riscattati ex Legge 106 non erodono i limiti massimi previsti dalla normativa precedente per:

  • Congedo per motivi familiari gravi (nel limite di 2 anni).
  • Riscatto interruzioni/sospensioni lavorative (nel limite dei 3 anni).

In questi casi, il nuovo periodo si somma integralmente a quelli già spettanti al lavoratore.

Quanto costa il riscatto? Esempio di calcolo

Dato che il congedo per malattie oncologiche è stato introdotto nel 2025, i periodi di riscatto vengono valutati con il sistema contributivo, con l’onere dei contributi a carico del richiedente calcolato con il metodo percentuale. L’onere si calcola applicando l’aliquota contributiva (quella vigente alla data di presentazione della domanda) alla retribuzione imponibile degli ultimi 12 mesi antecedenti alla richiesta. L’importo ottenuto viene poi proporzionato ai mesi effettivi da riscattare.

Ipotizzando un lavoratore dipendente (con aliquota del 33%) con una retribuzione imponibile di 28.000 euro negli ultimi 12 mesi, che intenda riscattare un anno di congedo, il calcolo sarà:

Retribuzione di riferimento: 28.000 euro x 33% (aliquota), con un totale da pagare all’INPS pari a 9.240 euro per il riscatto di tutto l’anno.

Dal punto di vista tributario, gli importi versati godono della deducibilità dal reddito complessivo del contribuente, con un conseguente risparmio economico sull’esborso totale. La rivalutazione del montante scatta invece dal giorno dell’inoltro della richiesta, e la contribuzione recuperata sarà conteggiata sia ai fini dell’accesso al trattamento di quiescenza sia per il computo della prestazione economica.

Domanda di riscatto all’INPS: chi può presentarla e quali documenti servono

La richiesta di riscatto può essere inoltrata direttamente dal lavoratore interessato oppure dai suoi superstiti, a condizione che il congedo sia stato fruito nel corso di un rapporto di lavoro dipendente. Questa facoltà è aperta anche a chi ha ormai cessato l’attività lavorativa o risulta già titolare di pensione, purché vengano rispettati gli eventuali termini di decadenza previsti dalla gestione competente.

Per quanto riguarda l’invio, l’istanza va indirizzata alla cassa previdenziale presso cui sono accreditati i contributi del periodo lavorativo interessato dal congedo oppure, nel caso in cui i contributi siano stati oggetto di ricongiunzione o trasferimento, alla gestione in cui sono confluiti. Per dimostrare l’uso di questo congedo, serve anche la giusta documentazione che possa dimostrare che l’assenza sia stata regolarmente concessa e goduta, attraverso il provvedimento con cui il datore di lavoro ha autorizzato il congedo o un atto equivalente.

Tuttavia, nel caso in cui il documento non sia più in proprio possesso, la circolare apre a una soluzione alternativa, ammettendo una dichiarazione rilasciata successivamente dal datore di lavoro, purché accompagnata dalla documentazione sanitaria che giustificava la richiesta e da ulteriori elementi utili che provano l’effettiva assenza dal servizio.

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23Ott

I VENERDÌ DELLA SALUTE – NOVEMBRE

Nel mese di novembre, confermiamo le seguenti visite nei giorni indicati:

  • CONTROLLO ED ECOGRAFIA SENOLOGICA – 13 novembre
  • CONTROLLO CARDIOLOGICO CON ECG – 20 novembre
  • CONTROLLO ECOGRAFICO ADDOME – 27 novembre

Non aspettare!
Un controllo può cambiarti la vita!

21Ott

DDL caregiver familiare: profili, contributo e tutele nel testo approvato alla Camera

La Camera ha detto il primo sì al disegno di legge dedicato ai caregiver familiari, ossia a tutti coloro che accudiscono un genitore anziano, un figlio con disabilità o un coniuge non autosufficiente. Il disegno di legge mira a fornire un supporto economico, ma solo a chi avrà i giusti requisiti, attualmente inseriti nel provvedimento.

L’approvazione del Ddl Caregiver da parte della Camera è un primo riconoscimento nazionale, ma, come ribadito anche dal Ministro per le Disabilità Locatelli, nel corso dell’iter parlamentare il testo potrebbe essere modificato in parte e migliorato in alcuni punti. Ma vediamo cosa prevede attualmente il disegno di legge e quali sono i benefici a cui potranno accedere i caregiver.

Chi può richiedere il riconoscimento come caregiver familiare

Il DDL è dedicato a tutti i caregiver che si occupano di un familiare di primo o secondo grado, come coniuge, partner da unione civile, convivente di fatto, figli, genitori, fratelli, nipoti, nonni e affini come cognati e suoceri. Sono inclusi anche alcuni parenti di terzo grado, ma solo se si verificano specifiche situazioni. I caregiver che potranno accedere al riconoscimento e ottenere il contributo dovranno essere indicati dalla persona che ha un handicap, come previsto dalla legge 104, o che vive una condizione accertata di non autosufficienza.

Si potranno designare al massimo tre persone, con la possibilità di modificarle in seguito, se necessario. Il riconoscimento come caregiver dipende dal numero di ore a settimana dedicate alla cura dell’assistito, che permette poi di inserirsi in uno dei profili previsti dal DDL:

  • Il profilo prevalente è quello riservato a coloro che convivono con una persona non autosufficiente e che la seguono per novantuno ore o più a settimana, ossia circa tredici ore al giorno.
  • Il profilo convivente, invece, riguarda chi garantisce la propria presenza vicino all’assistito tra le trenta e le novanta ore a settimana.
  • Il profilo non convivente è dedicato a chi si occupa dell’assistito oltre le trenta ore a settimana pur non convivendo con lui.
  • Il caregiver a impegno ridotto, infine, è colui che si occupa dell’assistito tra le dieci e le ventinove ore a settimana.

Quando si rientra nei primi due profili, si dovrà rivedere il carico familiare per riportarlo in modo corretto all’interno del PAI, affinché questi documenti descrivano realisticamente l’assistenza che viene prestata in famiglia.

Come si ottiene il certificato INPS di caregiver

Per essere riconosciuti formalmente, bisognerà passare da una richiesta telematica sulla piattaforma che l’INPS ha tempo di attivare fino al 2 gennaio 2027, e a presentarla sarà la persona assistita oppure, quando ha un tutore, chi la rappresenta legalmente. Nel modulo andranno inseriti i dati di chi presta assistenza, il grado di parentela, la situazione abitativa e le ore dedicate alla cura, mentre il caregiver dovrà confermare con una propria dichiarazione di accettare l’incarico.

L’Istituto avrà un mese per rispondere e, in caso di esito positivo, rilascerà un certificato con il profilo assegnato, mentre chi riceverà un diniego potrà chiedere un riesame entro un mese. Poiché il certificato servirà come porta d’ingresso alle altre misure, comprese quelle sul lavoro, conviene preparare per tempo la documentazione sanitaria dell’assistito e verificare che il verbale di invalidità, di 104 o di accompagnamento sia aggiornato, senza aspettare l’apertura della piattaforma.

Contributo caregiver 2027: requisiti ISEE e importo massimo

Attualmente il supporto economico a cui potranno accedere i caregiver, riguarda una platea ristretta, dato che spetta solo a coloro che non lavorano, che non guadagnano più di 3mila euro lordi l’anno, per chi ha un ISEE fino ai 15 mila euro, sopra questa cifra (e fino a un massimo di 25 mila euro), l’importo potrà variare in base al valore dell’indicatore riducendosi in proporzione. Chi rientra all’interno di questi parametri economici, fino ai 15 mila euro, potrà ricevere un contributo, che vede una cifra massima di 1200 euro ogni trimestre, che verranno versati per ogni familiare assistito fino a un massimo di due. Sopra i 15 mila euro, invece, l’importo si riduce in proporzione. La somma non è tassata e non incide sulla parte reddituale dell’ISEE, ma resta legata ai fondi complessivi che verranno stanziati dallo Stato.

Tutele sul lavoro, studio e servizi di supporto per i caregiver

Per i caregiver prevalenti e conviventi che lavorano come dipendenti, il Ddl apre la possibilità di chiedere un orario diverso o lo smart working, se il tipo di mansione lo permette, e assegna loro la precedenza nelle richieste di passaggio al part-time, con la garanzia di poter tornare al full time in un secondo momento. Il Ddl permette inoltre ai colleghi di donare ferie e riposi nei limiti fissati dai contratti collettivi. I genitori che si occupano dei figli con una disabilità riconosciuta, potranno utilizzare il congedo fino al compimento dei 18 anni del figlio, con un aumento di quattro anni, rispetto al limite odierno.

Le agevolazioni per i caregiver studenti

Chi studia mentre assiste un familiare potrà farsi certificare l’esperienza di cura e spenderla come credito formativo per diventare OSS o per conseguire altre qualifiche socio sanitarie, oltre a presentarla al colloquio dell’esame di maturità. All’università sono previste agevolazioni che però dipendono dai singoli atenei, come lo status di studente lavoratore o l’esonero dalle tasse per chi supera le 30 ore settimanali di assistenza.

I servizi di supporto e la partecipazione al PAI

Il caregiver prevalente o convivente avrà diritto a supporto psicologico, formazione gratuita, visite a domicilio, anche specialistiche, e teleconsulti, oltre alla possibilità di farsi sostituire per brevi periodi e a corsie preferenziali per le prestazioni sanitarie. Tutti i caregiver riconosciuti, a prescindere dal profilo, parteciperanno alla valutazione multidimensionale e alla definizione del PAI.

Il rendiconto semplificato per il tutore

Se il caregiver convivente è anche tutore, il giudice in questo caso, potrà ammettere un rendiconto semplificato, senza obbligo di allegare le ricevute quando le spese mensili non superano l’importo dell’assegno sociale.

I prossimi passaggi dell’iter parlamentare

Prima che le misure diventino operative restano da completare il passaggio al Senato, l’eventuale ritorno alla Camera in caso di modifiche e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, a cui seguiranno i decreti attuativi, per cui le scadenze del 2027 vanno considerate indicative. Nel frattempo le misure regionali già esistenti, che il Ddl lascia intatte, restano l’unico sostegno specifico per chi assiste un familiare.

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14Ott

Piano non autosufficienza over 70, il CIPA approva 1,5 miliardi per il triennio 2025-2027

Un pacchetto finanziario superiore a 1,5 miliardi di euro per il triennio 2025-2027 segna il via ufficiale del primo piano strategico dedicato agli anziani ultra-settantenni non autosufficienti. Il CIPA, Comitato interministeriale per le politiche della popolazione anziana, ha approvato il provvedimento nella seduta del 2 ottobre 2026, guidata dalla Vice Ministra del Lavoro Maria Teresa Bellucci insieme alla Ministra Marina Calderone e alle autorità competenti.

La misura dà sostanza ai principi stabiliti dalla riforma della terza età sancita con la legge 33 del 2023. L’iniziativa punta a sostenere le persone con più di settant’anni affette da una ridotta autonomia personale, sollevando al contempo le loro famiglie da un carico assistenziale spesso insostenibile.

Il focus principale riguarda l’espansione dell’assistenza a domicilio, la sburocratizzazione dell’accesso alle misure economiche e una presenza più capillare dei professionisti della salute e dell’assistenza sul territorio. Viene così superata la frammentazione del passato, che costringeva i cittadini a rivolgersi ad uffici differenti per coordinare interventi sanitari e sociali con iter infiniti.

Sportelli PUA e PAI: come cambia l’assistenza sul territorio

La novità per le famiglie riguarda l’attivazione dei Punti Unici di Accesso (PUA) presso le Case di Comunità, questi sportelli servono a evitare che l’utente venga rimandato da uno sportello all’altro e offrono un unico riferimento da cui avviare l’intero percorso di presa in carico.

L’anziano, o un suo familiare, si rivolge al PUA e da lì parte la valutazione multidimensionale, con un’équipe multidisciplinare che esamina le condizioni di salute, le capacità residue e il contesto familiare della persona.

Quando dalla valutazione emerge una condizione di fragilità, viene redatto il Progetto Assistenziale Individualizzato. Il PAI fissa gli obiettivi di cura, i servizi da attivare e le figure professionali coinvolte, in modo che l’intervento sociale e quello sanitario procedano insieme, diventando così il documento di riferimento per tutti gli operatori che seguono la persona, dal medico di famiglia all’assistente sociale, con aggiornamenti costanti se le condizioni cambiano nel tempo.

A finanziare il piano è il Fondo per le Non Autosufficienze, che destina oltre 1,5 miliardi di euro alla fascia over 70 per il triennio, con una parte delle risorse, pari a 250 milioni di euro l’anno, riservata ai LEPS, i livelli essenziali delle prestazioni sociali per gli anziani non autosufficienti.

Questa quota viene ripartita tra le Regioni in due parti con il 70% concesso in base ai residenti che hanno almeno 70 anni e il 30% in base agli over 70 che sono titolari di indennità di accompagnamento. Se a queste si aggiungono le risorse per la disabilità e per le altre fasce d’età, la dotazione complessiva del fondo sfiora i tre miliardi di euro nei prossimi tre anni.

La differenza con il Piano Nazionale per la Non Autosufficienza

Per evitare delle sovrapposizioni conviene chiarire che i due piani sono strumenti complementari e attingono allo stesso fondo ma con intenti differenti. Nello specifico:

  • Il Piano per gli anziani non autosufficienti over 70 si concentra sui bisogni legati all’invecchiamento e alla gestione della fragilità avanzata.
  • Il Piano nazionale per la non autosufficienza invece è stato approvato in Conferenza Unificata lo scorso marzo e riguarda le persone fino ai 70 anni, comprendendo chi ha una disabilità grave, i titolari della Legge 104, chi percepisce l’indennità di accompagnamento e chi è parzialmente non autosufficiente.

Infine, a completamento della seduta, il CIPA ha varato anche le linee di indirizzo sul Senior Cohousing e sull’abitare intergenerazionale, si tratta di una misura pensata per riuscire a promuovere modelli di convivenza condivisi, ideati per poter contrastare la solitudine e favorire le reti comunitarie di mutuo soccorso che aiutino le persone anziane a mantenere la propria indipendenza più a lungo.

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07Ott

Invalidità civile per malati oncologici: diritti, benefici e tutele sul lavoro

Quando si riceve una diagnosi oncologica, ci si trova a gestire non solo le terapie ma anche diverse pratiche amministrative, necessarie per il riconoscimento dell’invalidità civile per malati oncologici e per ottenere il supporto economico e i permessi lavorativi utili a prendersi cura di sé.

Con l’entrata in vigore della nuova Legge 106/2025 e l’aggiornamento degli importi INPS per il 2026, le tutele per i pazienti oncologici sono cambiate, con alcuni sostegni aggiuntivi pensati per chi lavora. Ecco dunque tutte le agevolazioni e le domande che si possono presentare durante il percorso di cura per una malattia oncologica.

Domanda di invalidità civile per malati oncologici: visite in tempi ridotti

Dopo aver ricevuto la diagnosi di tumore, il percorso di richiesta dell’invalidità civile parte dal proprio medico curante o da un medico certificatore abilitato, che compila e invia all’INPS il certificato medico introduttivo, indicando la diagnosi oncologica. Una volta rilasciato il certificato medico, si presenta la domanda all’INPS entro 90 giorni. Per i malati oncologici la legge prevede che la visita di accertamento si svolga entro 15 giorni dalla domanda e che l’esito produca subito i suoi effetti ai fini dei benefici.

Per velocizzare ulteriormente la valutazione, l’INPS mette a disposizione il certificato oncologico introduttivo, che l’oncologo può compilare con informazioni cliniche dettagliate e che, in alcuni casi, permette alla commissione di decidere anche senza convocare direttamente il paziente.

Per quanto riguarda la percentuale di invalidità in caso di malattia oncologica, i valori partono dall’11% per le forme a prognosi favorevole con modesta compromissione funzionale, salgono al 70% quando la compromissione è grave e arrivano al 100% per le neoplasie a prognosi infausta o probabilmente sfavorevole.

Nella stessa domanda conviene chiedere anche l’accertamento dello stato di handicap ai sensi della Legge 104, dato che molti permessi lavorativi dipendono direttamente da questo riconoscimento, mentre chi è già invalido e va incontro a un peggioramento può fare domanda di aggravamento con la stessa procedura.

Pensione di invalidità, assegno mensile e accompagnamento per i malati oncologici

Le prestazioni economiche legate all’invalidità civile per i malati oncologici dipendono dalla percentuale di invalidità riconosciuta e dal reddito personale. Con una percentuale tra il 74% e il 99% e un’età tra i 18 e i 67 anni spetta l’assegno mensile di assistenza, pari a 340,71 euro al mese per il 2026 e corrisposto per tredici mensilità, se il reddito annuo personale non supera i 5.852,21 euro. In caso di riconoscimento dell’invalidità al 100% spetta la pensione di inabilità civile, anch’essa corrisposta per tredici mensilità, che ha un importo identico ma prevede un limite di reddito più alto, fissato a 20.029,55 euro.

L’indennità di accompagnamento spetta a chi, oltre all’invalidità totale, non riesce a deambulare senza il supporto di un accompagnatore o a compiere da solo gli atti quotidiani della vita, condizione che si verifica spesso nei pazienti in fase avanzata di malattia o durante terapie molto pesanti.

Chi ha versato almeno cinque anni di contributi, di cui tre negli ultimi cinque anni, e ha una capacità lavorativa ridotta a meno di un terzo a causa della malattia può valutare anche la richiesta dell’assegno ordinario di invalidità previsto dalla Legge 222/1984. In questo caso l’importo varia sulla base dei contributi effettivamente versati al momento della richiesta.

Lavoratori con patologie oncologiche: tutti i permessi e le agevolazioni

Per i lavoratori che ricevono una diagnosi oncologica ci sono diversi permessi di lavoro che si possono richiedere. In campo lavorativo, le novità più rilevanti sono quelle introdotte dalla Legge 106/2025, in vigore dal 9 agosto 2025, che riguardano i dipendenti sia pubblici sia privati affetti da malattie oncologiche, invalidanti o croniche con un’invalidità pari o superiore al 74%.

In questo caso i lavoratori possono richiedere un congedo fino a 24 mesi, fruibile in modo continuativo o frazionato, che si attiva dopo aver esaurito le altre assenze previste dalla legge o dal contratto e che garantisce al lavoratore la conservazione del posto di lavoro.

Il congedo non è retribuito e durante il periodo non si può svolgere nessun’altra attività lavorativa; al rientro, invece, il dipendente ha la priorità nell’accesso al lavoro agile, ove le mansioni lo consentano.

Dal 1° gennaio 2026 la stessa legge riconosce anche 10 ore all’anno di permesso retribuito per visite, esami strumentali e cure, che possono essere utilizzate su prescrizione medica anche dai genitori di figli minorenni con le stesse patologie. Per i lavoratori autonomi, invece, è prevista la possibilità di sospendere l’attività fino a 300 giorni nel corso dell’anno solare.

Accanto alle misure introdotte dalla Legge 106/2025 restano in vigore anche quelle previste dalla Legge 104, ovvero:

  • per il lavoratore con handicap grave, tre giorni di permesso retribuito al mese, frazionabili anche in ore, oppure in alternativa due ore di permesso al giorno;
  • per il familiare che lo assiste, i tre giorni di permesso mensili e, in presenza dei requisiti, il congedo straordinario retribuito fino a due anni previsto dall’articolo 42 del D.Lgs. 151/2001.

In caso di invalidità superiore al 50%, inoltre, è possibile ottenere il congedo per cure, che prevede fino a 30 giorni all’anno retribuiti come malattia, senza che incidano sul periodo di comporto. I lavoratori con patologie oncologiche hanno anche il diritto di passare al part-time, previo accertamento della ridotta capacità lavorativa da parte della commissione medica, e di tornare al tempo pieno quando le condizioni di salute lo permettono.

Per chi è alla ricerca di un’occupazione, infine, un’invalidità superiore al 45% permette l’accesso al collocamento mirato previsto dalla Legge 68/1999, con l’iscrizione nelle liste speciali del Centro per l’Impiego.

Esenzioni, diritti e agevolazioni fiscali per i malati oncologici

I malati oncologici hanno diritto anche a diverse esenzioni e agevolazioni fiscali, che vanno dall’ambito sanitario fino al diritto all’oblio stabilito dalla legge. Nello specifico, tra le principali misure rientrano le seguenti:

Esenzione dal ticket

L’esenzione dal ticket con codice 048 copre farmaci, visite ed esami collegati alla patologia oncologica e alle sue complicanze e si ottiene presentando all’ASL la certificazione dello specialista, senza dover attendere il verbale di invalidità. La validità è limitata nel tempo, di solito cinque anni, e si rinnova se le condizioni cliniche lo richiedono, con il riconoscimento di un’invalidità del 100%, invece, l’esenzione si estende alla generalità delle prestazioni di specialistica ambulatoriale, anche quando non sono legate alla malattia oncologica.

Detrazione IRPEF al 19%

Dal punto di vista fiscale, le spese mediche danno diritto alla detrazione IRPEF del 19%, mentre chi è riconosciuto in una situazione di handicap può dedurre per intero dal reddito le spese mediche generiche e di assistenza specifica e acquistare ausili e sussidi tecnici con l’IVA agevolata al 4%.

Contrassegno per il parcheggio ed esenzione dal bollo

Il malato oncologico può richiedere anche il contrassegno per il parcheggio e l’esenzione dal bollo auto, in questo caso i requisiti dipendono dalla capacità di deambulazione accertata dalla commissione medica.

Oblio oncologico

Infine, chi ha concluso le cure e non ha avuto recidive ha diritto all’oblio oncologico, previsto dalla Legge 193/2023, una volta trascorsi dieci anni dalla fine del trattamento attivo, o cinque se la diagnosi è arrivata prima dei 21 anni. Da quel momento nessuno può chiedere informazioni sulla vecchia patologia quando l’ex paziente deve stipulare un mutuo, una polizza assicurativa o un finanziamento, e lo stesso vale per le procedure di adozione e di selezione per un posto di lavoro.

Da dove partire dopo la diagnosi

La maggior parte di queste tutele si attiva solo dopo il riconoscimento dell’invalidità o dello stato di handicap dato dalla malattia oncologica, ecco perché conviene avviare la pratica subito dopo la diagnosi, chiedendo al medico curante il certificato medico introduttivo e al professionista il certificato oncologico, in modo tale da sfruttare i tempi ridotti previsti dall’INPS in questi casi.

A contempo, è consigliabile sempre conservare in ordine referti, cartelle cliniche e verbali, perché serviranno per l’esenzione dal ticket, per le richieste al datore di lavoro e per un’eventuale domanda di aggravamento nel caso in cui le condizioni di salute dovessero peggiorare. Se si preferisce non affrontare da soli moduli e scadenze, ANIMID offre assistenza in tutte le fasi della pratica alla presentazione della domanda all’INPS, aiutando il paziente e la sua famiglia a ottenere i benefici di cui hanno diritto.

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